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Galbiate, terra lieta di cortesi abitatori e ricca di memorie (Cesare Cantù)

Le testimonianze archeologiche fanno risalire i primi insediamenti urbani nel territorio galbiatese al periodo preistorico, più di mille anni prima della nostra era, come testimoniato da incisioni cappelliformi, visibili su alcuni massi erratici del Monte Barro e anche del Monte Regina e risalenti all’epoca in cui vi abitavano i Celti.
In epoca romana e successivamente in quella ostrogota ed infine longobarda, il territorio galbiatese è stato abitato, come è possibile dedurre dai ritrovamenti archeologici e dai toponimi principali, anche se le notizie sugli abitanti sono estremamente vaghe e frammentarie.
Nell’anno 887 appare Petrobertus de vico Galbiate in un atto di permuta di terreni stipulato fra i canonici di S. Ambrogio e Arnhulphus de vico Blassonno: è questa la prima citazione del toponimo Galbiate in documenti ufficiali.
Verso la fine del duecento, attraverso l’elenco delle chiese, è possibile intuire una prima delineazione del paese, difeso dalla Torre di Madiga, (presso cui sorgeva la chiesa principale, dedicata a S. Vittore, che nel Quattrocento verrà costruita ex novo e intitolata a S. Giovanni Evangelista), dalla Torre della Costa, tuttora esistente, e dal Castello, nell’attuale quartiere Rizzolo con l’antichissima chiesetta di Sant’Eusebio.
All’epoca degli scontri tra Guelfi e Ghibellini parteggiò per questi ultimi ed essendo terra di confine con la Repubblica Veneta, ottenne privilegi ed esenzioni con i Visconti e con gli Sforza, al pari di altre terre brianzole.
Tra il 1538 e il 1713 Galbiate conobbe la dominazione spagnola e dal 1538 al 1654, come numerosi paese dell’Alta Brianza, fu sottoposta a una ulteriore vessazione, vale a dire alla dominazione di un Feudatario, titolare di vari diritti, fra i quali il più importante era quello di amministrare la giustizia. Galbiate si redense dall’infeudazione nel 1654 sborsando la somma di lire 30 per ogni famiglia, per un totale di lire 4750 e volle eternare l’avvenimento più tardi, nel 1671, con una lunga iscrizione latina incisa nel marmo, tuttora esistente presso la sede della Croce Rossa, al Centro Diurno di Assistenza.
Dal 1713 al 1859, a parte la breve parentesi napoleonica, subì la dominazione austriaca partecipando alle vicende del Risorgimento Italiano, che ebbe il suo compimento con la guerra del 15-18, conclusasi con la vittoria, ma con un alto numero di caduti (a Galbiate, Sala, Bartesate e Villa Vergano complessivamente 113).
Seguì le vicende del Fascismo, della Seconda Guerra Mondiale, della Resistenza, della ricostruzione e del boom economico.
Per avere i dati precisi sulla popolazione galbiatese dobbiamo aspettare l’inoltrato Cinquecento, quando si cominciò da parte dei parroci e a seguito di disposizioni emanate dall’Arcivescovo di Milano, S. Carlo Borromeo, a redigere un’anagrafe parrocchiale, lo status animarum.
Ad esempio dallo stato d’anime del 1582, redatto dal parroco Alfonso Amati, veniamo a sapere che le anime della parrocchia di Galbiate (allora comprendente anche Sala e Bartesate) erano 1313.
Dice il parroco amati che “la terra di Galbiate si divide in più quartieri, cioè nel Caribio, in Vila, Torchiera, Castello, Caribiolo, la Costa, la Valle e Apiera”.
Sono i quartieri storici di Galbiate, rimasti immutati fino ai giorni nostri: Caribio, Villa (cioè la parte alta del paese), Torcera (attorno a S. Bernardino), Castello (dove si è sviluppato il quartiere Rizzolo), Caribiolo (corrispondente all’attuale Piazza Panzeri, dove nel ‘500 sorgeva la chiesetta di S. Rocco), la Costa (quartiere distribuito ai lati dell’attuale Via Vittorio Veneto e attorno a Piazza Manzoni), Valle (cioè l’attuale quartiere di Via Visconti e Via Mazzini).
Da questo stato d’anime traspare un’altra caratteristica importante di Galbiate, cioè l’essere stato fino a poco più di mezzo secolo fa, chiaramente distinto fra il paese e le numerose case sparse e nuclei agricoli disseminati sul suo esteso territorio e originati dalla esigenza di coltivazione agricola.
Tali cascine e nuclei agricoli sono aumentati nel secoli successivi fino a 43, per giungere a ben 64 alle soglie degli anni 40 nel Novecento, dopo l’aggregazione dei Comuni di Sala al Barro, Bartesate e Villa Vergano. Non erano solo cascine sparse, ma in alcuni casi dei popolosi nuclei agricoli come Vignola, Camporeso, Rossa, Valevo, Mozzana, Figina e Toscio; oggi sono tutti quasi pressocchè disabitati (ad eccezione di Mozzana, Rossa e Vignola) a seguito dell’abbandono delle attività agricole.
Fino agli anni 50 nel Novecento in queste singole cascine o nuclei agricoli viveva e lavorava circa un terzo della popolazione dell’intero comune. La coltivazione dei campi e dei ronchi, l’allevamento del bestiame e dei bachi da seta e lo sfruttamento dei boschi costituivano la principale occupazione dell’intera popolazione galbiatese; era mezzo di arricchimento dei possidenti che commercializzavano il vino, i bozzoli e il frumento coltivati dai contadini (pochi dei quali erano piccoli proprietari).
Le più ragguardevoli famiglie di possidenti erano nel Settecento, i Villa, i Monticelli, i Brioschi e i Maschio-Tinelli; i Bigatti, gli Spreafico, i Ballabio, gli Amman e i Ronchetti, i Bertarelli e i Pensa nell’Ottocento. In particolare l’Ottocentoha visto l’ascesa dei Ronchetti, una stirpe di filandieri che aveva ben 36 opifici serici seminati in Brianza, nel Milanese e nel Cremonese: si ricordano Pietro Antonio e Giovanni Ronchetti che erano proprietari a Galbiate della filanda di Costa, di quella di Rizzolo e del filatoio di Roncate e di un’altra filanda a Sala al Barro.
D’altra parte Galbiate aveva un antico primato nella bachicoltura e nella lavorazione della seta, dal momento che già nella seconda metà del Seicento primeggiava nell’Alta Brianza con i suoi 12 molini sa seta notificati nel 1679, contro i due di Oggiono, i due di Besana, i 4 di Ello ed altrettanti di Annone: un secolo dopo il Consigliere de La Tour censiva 7 filatoi a Galbiate, contro i 9 di Lecco e Castello e i 14 di Valmadrera e Malgrate.
Questa attività era esercitata anche nelle singole famiglie contadine che tenevano bacinelle riscaldate a legna e in particolare lavoravano i bozzoli di scarto (le faloppe) per ricavare un modesto reddito integrativo.
La produzione del vino, prima della crisi determinata dalla fillossera (1879), dava per tutto il Comune circa 6000 brentine all’anno, vale a dire 3000 ettolitri destinati in maggior parte alla vendita nelle osterie del territorio e anche in quelle di Milano.
Verso la fine dell’Ottocento l’economia agricola attraversò una grande crisi sia per il calo dei prezzi unitari, sia per la crisi agraria di fine secolo e per il concomitante aumento della popolazione che non trovava di che vivere, rimanendo ancorata alla terra.
Si verificò quindi un notevole trasferimento di singoli e nuclei familiari nel Lecchese, ove trovavano occasioni di lavoro nell’industria metallurgica.
In quanto al Comune, bisogna osservare che esso, fino al 1884, non aveva nemmeno un palazzo di sua proprietà e lo ebbe in tale anno per donazione di Angela Crippa (sul sedime ove attualmente sorge il palazzo della Telecom).
Nel 1927 i vecchi comuni di Bartesate e Sala al Barro furono sciolti e annessi a Galbiate; così avvenne nel 1937 per Villa Vergano. In tal modo il Comune di Galbiate assunse l’attuale estensione di 16,14 Kmq., inglobando il territorio di quattro comuni.
Già importante centro di produzione della seta nel Settecento, nell’Ottocento e nel primo Novecento Galbiate nel secondo dopoguerra registra una consistente espansione industriale e artigianale ed anche un notevole sviluppo residenziale passando da 4890 abitanti nel 1948 agli attuali 8652 (giugno 2001). Ha conservato ancora vaste aree ove si pratica l’agricoltura e la zootecnia (Galbiate è il comune di maggior importanza agricola della Comunità Montana del Lario Orientale). Verso la fine degli anni 60, durante l’Amministrazione Golfari, è stato costruito il nuovo palazzo comunale, inaugurato l’11 febbraio 1968 dall’onorevole Aldo Moro, allora capo del governo.; in tale occasione fu scoperta una lapide inneggiante a Galbiate operosa.
Circa un quarto del territorio comunale di Galbiate è inserito nel Parco Naturale Regionale del Monte Barro, istituito nel 1983. Recentemente (13 gennaio 2001) il Comune di Galbiate si è gemellato con il Comune di La Londe Les Maures sulla Costa Azzurra.
Complessivamente negli ultimi cinquant’anni la popolazione galbiatese è quasi raddoppiata. Lo sviluppo urbanistico-edilizio ha riguardato in modo particolare Galbiate con i nuovi quartieri sul versante orientale e alle falde del Monte Barro e Sala al Barro con il nuovo quartiere del Selvetto-Marèe. Anche Bartesate e Villa Vergano si sono notevolmente espanse.
Già facente parte della Provincia di Como, a seguito dell’istituzione della Provincia di Lecco (D.Lgs. del 6.3.1992, n. 250) ora Galbiate è in Provincia di Lecco.
La sua collocazione geografica e la morfologia del territorio non agevolano lo sviluppo di attività commerciali; anche il tessuto produttivo industriale e artigianale, pur molto vivace, si trova ad agire con qualche difficoltà non disponendo di adeguate aree pianeggianti e di funzionali collegamenti viabilistici.
Pertanto la preminente vocazione del territorio galbiatese appare oggi quella residenziale, certamente favorita dalla bellezza dei luoghi, sospesi tra laghi e monti, dalla mitezza del clima e dalle straordinarie vedute panoramiche sui laghi brianzoli, l’Adda e la Prealpi lombarde.
Piace immaginare che con la valorizzazione di questi aspetti, oltre che delle risorse naturalistiche e storiche-archeologiche del Monte Barro a Galbiate possa in futuro prendere corpo un certo sviluppo turistico.

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