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Con un atto datato 11 settembre 909 (o forse 910) il duca di Aquitania Guglielmo I detto “il Pio” dona il sito di Cluny, in Borgogna, affinché venga edificata un’abbazia “sotto il patronato dell’apostolo Pietro” che sia alle dirette dipendenze del Pontefice, sottraendola quindi a ogni tipo di potere secolare. Sarà lo stesso duca a scegliere Bernone, monaco benedettino già abate di Baume-les-Messieurs e di altri monasteri della regione, che insieme a dodici monaci suoi compagni inizierà la costruzione del primo nucleo di quella che diventerà una delle più importanti abbazie di tutti i tempi.

È solo alcuni anni dopo, sotto la guida dell'abate Oddone, che la regola cluniacense verrà adottata anche da altri monasteri, che formeranno intorno a Cluny un vero e proprio impero monastico di priorati autonomi ma sottomessi al governo comune dell'abate di Cluny.

Nell’XI-XII secolo la grande abbazia di Cluny si ramifica in quella che oggi chiamiamo Europa Occidentale, e costituisce una rete di abbazie, priorati e decanati dove i "monaci neri" (così chiamati per il colore del loro abito) realizzeranno la loro riforma della vita monastica, esercitando anche un importantissimo ruolo economico, culturale, sociale e politico, e lasciandoci un patrimonio straordinario, la cui riscoperta e valorizzazione ha condotto un centinaio di siti cluniacensi europei a unirsi nella “Fédération des Sites Clunisiens”.

In Italia, soltanto in Lombardia, tra il 1068 e il 1107 sorsero un'ottantina di siti cluniacensi; si può quindi affermare che quello italiano è un cluniacesimo di impronta prettamente lombarda. Dieci dei siti cluniacensi della nostra regione (Calco, Capodimonte, Cazzago San Martino, Cosio Valtellino, Galbiate, Pontida, Provaglio d'Iseo, Rodengo Saiano, San Benedetto Po e Vizzolo Predabissi) hanno dato vita all'Itinerario cluniacense lombardo, impegnandosi a salvaguardare e far conoscere le testimonianze, i tesori d'arte, e il patrimonio di valori in essi racchiuso.

Per saperne di più, visita il sito della” Fédération des Sites Clunisiens”: http://www.sitesclunisiens.org/.

 

MAPPA DEI SITI CLUNIACENSI DELLA LOMBARDIA

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