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MONUMENTI, VILLE E LOCALITA' CARATTERISTICHE

EDIFICI PRIVATI O PUBBLICI, MONUMENTI CIVICI, LOCALITÀ' CARATTERISTICHE E OPERE ARTISTICHE A SOGGETTO CIVILE

1 - LE VILLE
Nel Settecento e nell'Ottocento anche a Galbiate, come in altre località della Brianza, sono sorte sontuose ville ove ragguardevoli famiglie milanesi trascorrevano la villeggiatura o soggiornavano stabilmente. Di ognuna d'esse esiste una scheda in "Radici Galbiatesi", a cura degli "Amici di Galbiate", Missaglia 1980, pagg. 155-183.
Qui di seguito si accennerà solamente a :
- Villa Custodi Ronchetti a Galbiate;
- Villa Maschio-Tinelli-Aldeghi-Giiudici a Camporeso;
- Villa Vasena-Ronchetti a Sala al Barro;
- Palazzetta Spreafico-Sanchioli-Corti-Marselli a Galbiate;
- Casa Corti (conosciuta anche come "Cà de la Russia") a Galbiate.
Si opera questa scelta unicamente perché questi edifici sono stati interessati ,successivamente al 1980, da trasformazioni dell'assetto proprietario (tre sono passate a proprietà comunale) o hanno usufruito del riflesso di avvenimenti di carattere culturale di rilevante importanza: la Custodi-Ronchetti è stata nobilitata dal Convegno Nazionale di Studi su Pietro Custodi; la Maschio-Giudici di Camporeso dall'insediamento in quel nucleo della presenza del Parco Monte Barro che ha rilevato l'ex proprietà Fatebenefratelli e vi ha istituito il Museo Etnografico della Brianza.

a) VILLA CUSTODI-RONCHETTI

b) VILLA MASCHIO-GIUDICI.

Dalla fine del Seicento alla metà del Settecento è proprietaria della Villa e delle case rurali annesse e relativi fondi agricoli (esclusa la proprietà Fatebenefratelli, vale a dire il corpo centrale dell'agglomerato a monte del cortile interno della frazione), la famiglia Maschio, a cui subentra per più di un secolo la famiglia Tinelli.
Dal 1897 al 1975 è la volta della famiglia Aldeghi e dal 1976 il rag. Domenico Giudici, costruttore di macchine tessili a Sala al Barro.
I lavori di restauro, voluti dall'attuale proprietario furono eseguiti dal 1980 in avanti sotto la direzione dell'architetto Aldo Baborsky di Lecco, nel massimo rispetto delle preesistenze storico-architettoniche.
Nell'ottobre 1996 sono inziati i lavori di consolidamento statico-funzionale e rinnovo della copertura del compendio centrale di proprietà del Consorzio Parco Monte Barro e destinato a diventare sede di un Museo Etnografico, oltreché sede amministrativa del Parco stesso.

c) VILLA VASENA-RONCHETTI.

Nella villa Vasena Ronchetti esempio di architettura Liberty di inizio secolo, acquistata dal Comune di Galbiate nel 1986, hanno trovato sede alcuni organismi amministrativi:
-al II piano il Consorzio Parco Monte Barro;
-al I piano la Comunità Montana del Lario Orientale;
-al piano terra una Sala Civica di rappresentanza per riunioni pubbliche, concerti, conferenze, consiglio di frazione, cerimonie nuziali civili.


d) CASA MARSELLI E IL PARCO ANNESSO.

e) CASA CORTI ("CA' de la RUSSIA")

Ristrutturata su progetto dell’Architetto Bruno Bianchi di Lecco. Di proprietà comunale dal1980 è adibita ad alloggi per anziani e, nell'ala sud-est. è stata sede del Parco Monte Barro fino al 1990 mentre ora è sede del "Punto Giovani". Meridiana disegnata, con la tecnica dello sgraffito, dal pittore Achille Zoccola di Lecco nel 1988, autore anche dello stemma del Parco.

2 - MONUMENTI CIVICI.

a) LA LAPIDE DELLA LIBERTÀ.

A ricordo del riscatto dalla infeudazione a cui furono sottoposti dal 1538 al 1654, come altri Comuni delle Pievi di Garlate e di Oggiono, i galbiatesi fecero scolpire a
caratteri dorati sopra una lapide di marmo nero il testo così tradotto dal dr.Ambrogio Bertarelli nel 1925:

LA LIBERTA'

CHE PER TUTTO L'ORO DEL MONDO MAL SI VENDE
CON FATICHE, LITIGI E SPESE PROCURATA
ARRISE FINALMENTE A GALBIATE E FINITIME TERRE
DA REGIA CONCESSIONE SANCITA.

FELICE IL GIORNO XVII GIUGNO DELL' A. M.DC.LIV
NEL QUALE SCOSSO QUESTO POPOLO OGNI PESO
DI FEUDALITA' E DI INFERIORE GIURISDIZIONE
SI RIDUSSE SOTTO L'IMMEDIATA POTESTA'
DEL POTENTISSIMO RE DI SPAGNA
E DEL SENATO DI MILANO IN SUA VECE.

LA MEMORIA DI TANTA ESENZIONE
CONSERVATA NELLE PRIVATE AUTENTICHE SCRITTURE
di FRANCESCO GIORGIO OTTOLINA Not. della R.D. CAMERA
VIENE PUBBLICAMENTE AFFIDATA
ALLA TENACE CUSTODIA DI QUESTO MARMO
IL GIORNO XVIII DEL MESE DI SETTEMBRE
DELL'ANNO M.DC.LXXI.

Verrebbe da chiedersi perché mai i nostri antenati galbiatesi abbiano deciso, unici nel circondario, di ricordare così solennemente la riconquistata libertà.
Così scrive L.Corti in "Galbiate un paese alla ricerca della propria identità", Missaglia 1977
Il feudo delle Pievi di Garlate e di Oggiono fu acquistato nel 1538 dal marchese Giovanni Agostino d'Adda di Olginate.
Estintasi la famiglia d'Adda per mancanza di discendenti, nel 1651 il feudo tornò alla "Regia Camera".
I rappresentanti di Galbiate e di altri Comuni si diedero da fare per riscattare il feudo, pagando 30 lire per ogni famiglia.
Filippo IV, Re di Spagna, accettò la richiesta di redenzione il 17 giugno 1654.
La lapide che testimonia l'esultanza dei Galbiatesi fu collocata lungo la via principale del paese (attuale via Cavour ) nel 1671; nel 1978 fu spostata all'ingresso della ex-Biblioteca Civica.

b) IL MONUMENTO AI CADUTI DI GALBIATE.

c) MOSAICO DELLA RESISTENZA.

d) LA FONTANA MONUMENTO DI VILLA VERGANO


3 - OPERE ARTISTICHE A SOGGETTO CIVILE.

a) AFFRESCO SULLA BAITA ALPINA (1986)

b) IL CALENDARIO DELLA BRIANZA (1987)

4 - LOCALITA' CARATTERISTICHE.

Non si vuole qui accennare alle molte località galbiatesi di rilevante pregio ambientale-paesistico essendo Galbiate conosciuto come "giardino" della Brianza, definizione contesa ed invidiata o rivendicata, in verità da altri paesetti brianzoli; più appropriata forse la definizione di poggio o belvedere della Brianza per evidenti motivi.
Per località "caratteristiche" si intendono qui quelle, che nelle epoche passate e in qualche misura ancora oggi, hanno conferito rinomanza a Galbiate oltre i confini comunali: sono località che saremmo orgogliosi di mostrare al forestiero.
Se questo è il criterio, corre subito alla mente la località di Monte Barro o per meglio dire l'Eremo di Monte Barro con il parco di alberi secolari, la Chiesetta tardo-gotica, le incomparabili bellezze panoramiche che da lassù si ammirano. Ma questa è oggi riserva del Parco, assieme all'ex Roccolo di Costa Perla famoso e invidiato fin nella terra bergamasca patria dei "roccolai": passiamo oltre, chè motivi di risonanza all'esterno se ne sono aggiunti altri, per il Barro, dai campi di orientamento, alla palestra di roccia, dalla zona archeologica, al parco delle stelle e all'Osservatorio Ornitologico ecc. fino al punto che occorrerebbe un'intera pubblicazione.

Limitiamoci allora alle seguenti località caratteristiche:
- Eco di Camporeso;
- Camporeso e, ahimè, Migliorate;
- Cascina Costa ora Manzoni;
- San Michele;
- Figina.

a) L'ECO DI CAMPORESO.

L'eco di Camporeso, chiamato anche "Eco della Brianza", ha suscitato un enorme interesse nelle epoche passate, a tutti i livelli.
Ne abbiamo un primo cenno in "Notizie istoriche della Brianza" di Carlo Redaelli, Milano 1825, pagg. 119-120 :
"In un' altura poco lungi dalla stessa villa Custodi v'è un fabbricato, che dicesi il Castello: non già quel fabbricato, che non può dirsi antico e per uso di difesa, ma qualche avanzo di muro ed altro noi vedemmo all'interno, che giustificava la denominazione e mostrava d'esser già stato un luogo fortificato quasi a custodia della strada che quivi presso transitava. Procureremo anche in progresso di determinare per approssimazione l'epoca in cui siavi stato eretto un forte. Si è dal fabbricato che trovasi su di quella altura, che offresi un'eco singolarissima.
Se comincia a dire ella non puote Replica il tutto, nè il parlar confonde."
Cesare Cantù ne parlava nel 1835:
" Degno soprattutto di ricordanza in questa terra è un eco polisillabo, che, a chi grida stando sulla via, risponde, da una casa rimpetto, fin quindici e più sillabe.
In un placido mattino e freddo del passato ottobre (1835), io l'intesi più di ogni altra volta sonoro, e ne ottenni risposta dell'intero verso:
Et quoties ego te, toties locus ipse vocabat;
e pronunciandoli molto celermente anche dei due del Monti:
Bella Italia, amate sponde
Pur vi torno a riveder."
e successivamente in "Como e sua provincia" pag, 998 :
"Presso Galbiate è un Eco dè più mirabili, giacché risponde fin 14 sillabe. E deh quanta varietà di viva e di mori replicò! Quante sciocchezze!"
Ancora più significativa è la testimonianza costitutita dalle considerazioni del prof. Agostino Riboldi "Sulla teoria del portavoce". Di questa relazione, pubblicata negli Atti
della Società Italiana di Scienze Naturali, vol. XIV, fascicolo II, 1871, si riporta un passo particolarmente interessante:
"Tutti sanno che l'Eco di Galbiate è prodotto dalla riflessione del suono contro la casa rossa del pittore Ambrogio Riva. Ebbene esso diminuisce sensibilmente di forza quando si otturano le finestre del soppalco o si cambi la gronda di quella casa".
Secondo la tradizione locale, Alessandro Manzoni, che da piccolo era stato a balia nella cascina galbiatese che ora porta il suo nome, avrebbe dedicato a questa Eco i celebri versi: "Ripeti pace e abbondanza, Eco della mia Brianza"
Piero Gadda Conti in "La Brianza", Roma 1966, a pag.VII, scrive:
"In fatto di escursioni, da Galbiate, dove trascorsi quasi trenta autunni della mia vita, quella principale, classica, era la salita al Monte Barro, quando per andarci c'era solo una mulattiera. La più modesta era, invece, quella all'Eco della Brianza.
Questa famosa eco riesce (a recitarle un po' in fretta...) a rimandarti nitidamente 16 sillabe, e la tradizione vuole che Alessandro Manzoni (che fu a balia presso Galbiate, nella cascina detta ancor oggi "La Manzona") abbia composto a questo scopo il seguente distico:"Ripeti pace e abbondanza- eco della mia Brianza". Io consiglio, però, di accontentarvi di un endecasillabo, e di sceglierlo bene: questi due ottonari sono, infatti, così difettosi, che non li credo affatto del Manzoni.
Così scrive A.Bonfanti sul "Giornale di Lecco" il 18.4.83:
L'ing. L. Corti ha consultato, alla voce Eco, l'Enciclopedia "Conoscere, ieri oggi domani", vol II, Fabbri ed, 1976, pag. 427, ricavandone: e ha aggiunto, in data 9.10.1995:
"Pur da analfabeta della geo-fisica, ho capito tre cose, a proposito della nostra Eco:
1- Le correnti d'aria perpendicolari all'asse (partenza -arrivo delle onde sonore), se esistono, sono ininfluenti;
2- Determinante è invece l'estensione dell'asse (minimo 17 m.) misurato tra le due estremità partenza-arrivo delle onde sonore;
3- Molto influente, pure, l'ampiezza della superficie (altezza x larghezza) del corpo solido di ricezione (= facciata del palazzo Rusconi).
P.S.: conta molto anche il disboscamento e la potatura annuale della vagetazione lungo il corridoio, dal balconcino di via Camporeso al palazzo Rusconi".

b) CAMPORESO

Una passeggiata tradizionale di chi soggiornava o visitava Galbiate nelle epoche passate consisteva nel recarsi prima all'eco e poi a Camporeso per concludere a Migliorate (oggi sconsigliabile).
Erano località coltivate prevalentemente a vigneto, con delle solide presenze di ulivi ( a Migliorate v'era un soggetto che, a detta del prof. G. Fornaciari, autore di "Flora e vegetazione del Monte Barro", Oggiono 1988, poteva avere più di mille anni). E' nei pressi di questi agglomerati agricoli che si produceva nel Settecento il famoso vino moscatello (è ancora vivo oggi il toponimo "i muscatei" o il "dosso moscatello").
Camporeso dunque a buon diritto è una località caratteristica, un nucleo rurale di impianto medievale ma che ha un' origine ancora più antica se dobbiamo credere all'archeologo Padre Giuseppe Allegranza, vissuto nel Settecento, che riteneva Camporeso "un sobborgo della città di Barra"; ciò per i patiti della storia, ma evidentemente hanno le loro buone ragioni i numerosi visitatori che ancora oggi frequentano questa località: in qualche modo l'eco della fama passata, unita al fascino sempre attuale dei luoghi, spinge il visitatore a compiere questo itinerario.

c) CASCINA COSTA, ORA MANZONI.

La fama di questa località è legata, come è noto, al fatto che fu messo a balia e vi trascorse la prima infanzia Alessandro Manzoni (1785-1873).
Nel 1873, anno della scomparsa del Manzoni, il proprietario dello stabile (Giuseppe Bertarelli) fece murare all'ingresso della cascina una lapide con la scritta:
"In questo casolare ebbe il primo nutrimento Alessandro Manzoni nell'anno 1785".

d) SAN MICHELE.

Punto d'incontro fra popolazioni brianzole e lecchesi che per secoli confluirono su questo pianoro per motivi di devozione ai morti ivi seppelliti fin da lontane epoche e anche per occasioni di svago culminanti nella famosa Sagra di San Michele, in auge fino al II dopoguerra.
Questo è stato San Michele, e non sarà mai più, nè si può vivere di nostalgie.
Ora però lentamente si stanno profilando segnali di interesse per una località ricca di valori paesistici e ambientali: il ripristino del sentiero che collega il Ponte Vecchio con la piana di San Michele, le attività di orienteering, promossa dal Parco, il sentiero naturalistico lago-monte in corso di allestimento da parte del Comune di Pescate, un recupero del patrimonio edilizio ivi esistente, sono tutti elementi che fanno ben sperare per il futuro.

e) FIGINA.

Anche Figina, grazie alla presenza di un priorato cluniacense, fu meta di afflusso di visitatori e pellegrini dal circondario.
Ciò avveniva soprattutto nella ricorrenza della Commemorazione dei defunti (2 novembre) poiché in quel monastero si distribuivano grandi elemosine di pane, vino, castagne
e legumi. Si trattava di una distribuzione che andava sotto il nome di "Panatell".
Avveniva nella giornata dei defunti perchè i monaci cluniacensi furono i primi ad introdurre la pia consuetudine della solenne commemorazione dei defunti il giorno 2 novembre, divenuta poi di osservanza universale nella Chiesa.
Tale consuetudine durò anche dopo che il priorato di Figina fu unito alla Commenda di San Dionigi verso la fine del '400. L'ultima distribuzione di pane giallo ( pan de mej) venne fatta nel 1918.
Tutta intera la frazione (esclusa la Chiesa), con circa un milione di mq di prati e boschi, è di proprietà della famiglia Amman.